Moschea di Torino

Written by Avv. Alessio Ciasco
Moschea di Torino, il nodo non è vietare: è chiedere regole chiare
La discussione sulla nuova moschea prevista nell’area ex Nebiolo non dovrebbe ridursi a slogan né trasformarsi in una contrapposizione tra cittadini. Ma un progetto di queste dimensioni richiede risposte precise su finanziamenti, gestione, attività previste e rapporti con le istituzioni.
In Italia l’Islam non ha un’intesa con lo Stato ai sensi dell’articolo 8 della Costituzione. È una situazione che merita attenzione politica: un’intesa può offrire un quadro più definito per i rapporti tra istituzioni e comunità religiose, favorendo trasparenza e responsabilità. Ma la sua assenza non significa che una comunità musulmana non possa costruire un luogo di culto: il progetto torinese ha ottenuto il permesso di costruire dal Comune, secondo le notizie disponibili (torino.corriere.it).
È quindi sbagliato sostenere che non si possa costruire nulla senza un accordo con lo Stato. La questione seria è un’altra: quando si realizza un complesso di queste dimensioni, i cittadini devono poter conoscere con chiarezza chi lo finanzia, chi lo gestirà e quali funzioni avrà, nel rispetto delle stesse regole urbanistiche e amministrative applicate a tutti.
L’assenza di un’intesa nazionale non può diventare né un veto automatico alla libertà di culto né una ragione per evitare domande legittime. Governo e Parlamento dovrebbero affrontare il tema dei rapporti con le comunità islamiche e delle garanzie di trasparenza; intanto, il Comune deve rendere comprensibili ai residenti le scelte e gli impegni legati al progetto. Libertà religiosa e controlli pubblici non sono in contrasto: sono entrambi necessari.
Avv. Alessio Ciasco